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A.P.O Cruseri

Via Salvatore Quasimodo
San Pietro In Campiano - Ravenna
Codice: F.I.P. 029937
P. IVA: 01243460399

Conatti -Info

+39 340 8417101
apdcruseri@gmail.com

Da intervistatore ad intervistato

Matteo Adamache intervista Andrea Pezzi

Ciao a tutti,

Dopo la pausa estiva riprendono i nostri appuntamenti mensili. Non è detto che avremo sempre interviste. Probabilmente esploreremo anche altri tipi di contenuto.

Comunque… quella che leggerete, di seguito, è un’intervista speciale: questa volta sarò io dall’altra parte del microfono e le domande me le ha poste il nostro Social Media Manager e Digital Specialist Matteo Adamache!

Matteo, con le sue domande, mi ha servito tanti assist per raccontare molti aspetti del Cruseri che ritengo (forse presuntuosamente…) molto interessanti per tutti voi.

Volutamente, nelle risposte, trovate dati, date e tantissime parentesi! Credo che sia, comunque, tutto molto comprensibile.

Non vi dico le emozioni che ho provato nell’evocare così tanti anni di storia biancoblu!

Buona lettura (spero!)

Andrea Pezzi

01

Dalla retina alla tastiera

MATTEO ADAMACHE

Quando eri in campo da giocatore, avresti mai immaginato un giorno di essere tu dall'altra parte a raccontare le partite e la vita societaria dei Cruseri? Com'è stato il passaggio da "vivere" l'emozione della partita a doverla "comunicare"?

ANDREA PEZZI

Nel mio caso non c’è stata una vera e propria transizione da un ruolo all’altro. Per vari motivi. Ho iniziato a giocare in squadra a 21 anni (Cruseri, stagione 1996-1997).
A questa età la curva di apprendimento è più ridotta. Aggiungiamo anche una statura normalissima ed un talento modesto… era evidente che, come giocatore, dovevo limitare le mie aspettative.
Fu merito di Luca Ceccarini (l’allenatore delle mie prime stagioni in biancoblu) che, da subito, mi stimolò a creare il nostro House Organ (Crus Voice) per sfruttare le mie ambizioni e la mia esuberanza anche nell’ambito comunicativo.
Il Cruseri aveva bisogno di farsi conoscere, di reclutare giocatori, attirare interesse e tifosi. Quindi ho raccontato il Cruseri già da quando ero in campo e non ho più smesso.
Sono sempre stato un giocatore molto emotivo (e questo si traduceva in performance molto incostanti…), ho sempre dato il massimo in campo ma non riuscivo mai a scollegarmi dal pubblico circostante.
Forse perché sentivo sempre la missione di raccontare la partita nel suo complesso. Il nostro tifo, qualche decina di persone al massimo, sapeva essere colorito e colorato.
Da quando non sono più in campo, quando assisto alle partite, riesco ad essere un po’ più obiettivo ma continuo a ricordare quello che si prova quando si gioca e, nei confronti dei “giocatori Crus”, non riesco mai ad essere troppo severo.
Voglio anche aggiungere che, nella comunicazione del Cruseri, col tempo, il racconto delle partite è solo uno dei temi trattati. In questi 30 anni (mamma mia: 30 anni!!!) abbiamo raccontato tante storie, lanciato concorsi, collaborato con scuole, partecipato a tornei e iniziative, organizzato feste provinciali che erano diventate un benchmark per le altre società che avrebbero dovuto organizzare le successive…

02

L'epoca d'oro delle interviste

MATTEO ADAMACHE

Negli anni '90 e 2000 hai intervistato i protagonisti del basket a Forlì. C'è un aneddoto, un personaggio o un'intervista di quegli anni che ti è rimasta particolarmente impressa e che ti porti ancora dentro?

ANDREA PEZZI

Che bella domanda! Mi hai sbloccato tanti ricordi!
Se mi guardo indietro, mi rendo conto che, nell’ambito del basket, ho avuto modo di incontrare/conoscere/intervistare diversi giocatori famosi.
La mia faccia tosta e la mia intraprendenza mi hanno dato la possibilità di vincere la timidezza di fronte al personaggio famoso e mi hanno permesso, una volta rotto il ghiaccio, di togliermi qualche soddisfazione (negli anni 2000 arrivai addirittura a chiacchierare col compianto Dikembe Mutombo e con Alonzo Mourning, star NBA dell’epoca).
Prima o poi dovrò mettere ordine tra questi episodi e le emozioni che ho provato.
Ma ce n’è uno al quale sono particolarmente legato. Un altro Andrea: Andrea Niccolai. Aveva portato Forlì in A1 con una tripla allo scadere nella finale promozione con Rimini.
Era il giocatore di punta della Carne Montana Forlì 1994-1995. Mi gasava. Mi vengono ancora i goccioloni agli occhi nel risponderti.
Ecco… nell’estate del 1997 era a Cervia (nelle file di Montecatini, che conquistò la promozione nella stagione successiva) per un torneo estivo precampionato.
Riuscii ad intervistarlo al suo hotel (sul lungomare) e trascorsi con lui almeno un paio d’ore. Chiacchierammo di tante cose, anche della sua passione per la lettura.
L’ho rivisto quest’estate a Roncadello, in occasione del torneo Roncacity, e gli ho mostrato la foto che scattammo quasi 30 anni fa (lui qualche chilo in meno ed io qualche capello in più).
Mi ha ringraziato e mi è parso sinceramente compiaciuto (e molto curioso di guardare che T-shirt indossasse in quell’occasione).
Continuerà ad occupare un posto di riguardo nel mio Olimpo personale di cestisti per cui tifavo.

Andrea Niccolai
Alonzo Mourning
Andrea Niccolai
Dikembe Mutombo
Andrea Niccolai
Andrea Niccolai
03

La metamorfosi del racconto

MATTEO ADAMACHE

Dai comunicati stampa via fax e i giornali locali fino ai social network di oggi: com'è cambiato negli anni il modo di fare comunicazione nel basket e qual è la sfida più grande oggi per mantenere viva l'attenzione della gente?

ANDREA PEZZI

Sfida che riguarda la comunicazione in generale.
Non solo quella del basket.
Oggi più che mai l’informazione non dorme, non va mai in ferie, è sempre in continua evoluzione. La tecnologia ti consente di accedere a tutto in tempo reale.
Quindi occorre essere tempestivi e attenti a quello che interessa al pubblico.
Il risultato di una partita, per esempio, va comunicato quando suona la sirena finale. Il giorno dopo non interessa a nessuno.
C’è ancora spazio, invece, per gli approfondimenti. Ma devono essere contenuti interessanti.
L’uso (forse l’abuso) dell’AI ha portato ad una sorta di appiattimento e di omologazione. Quindi, specie in questo momento, viene premiata (giustamente!) l’autenticità.
Per questo rivolgo un appello a tutti coloro che gravitano attorno al Cruseri (genitori, familiari, amici): fate arrivare i vostri contenuti autentici (ad esempio foto di partite reali, di allenamenti reali, di gente reale) al nostro Matteo.
Questo permetterà al Cruseri di esprimersi con elementi di valore e di interesse, cercando di trasmettere al territorio quello che questa società sportiva porta avanti da decenni.

04

Il valore della memoria

MATTEO ADAMACHE

Essendo la memoria storica dei Crus, qual è il momento o la vittoria più emozionante che hai avuto il privilegio di raccontare da quando guidi la comunicazione della società?

ANDREA PEZZI

Ti riporto due momenti.
La prima stagione che ho disputato nelle file del Cruseri era nel campionato di Promozione 1996/1997 (adesso si chiama DR2).
L’iscrizione a quel campionato fu una sfida che coach Ceccarini volle affrontare per “prendere le misure” al gruppo, dove c’erano solo 3 over 20 (io, Andrea Lombardi e Gabriele Gardella).
Il campo restituì una stagione con 0 vittorie (a Cervia credo che il tabellone nel palazzetto di Via Pinarella stia ancora ridendo per aver mostrato uno score di 131-33 che impietosamente ci venne rifilato!).
Bene… la stagione successiva disputammo la Prima Divisione (oggi si chiama DR3)… ad un certo momento (credo fosse primavera, quindi nel girone di ritorno, se la memoria non mi inganna) riuscimmo a portare a casa il primo referto rosa vincendo contro il Glorie! Fu storico e Crus Voice titolò “Strano, Si Vince!”.
L’altra vittoria che ritengo degna di essere ricordata fu quella che la rappresentativa del Cruseri ottenne in USA al torneo giovanile disputato nel luglio 1997 in Minnesota.
Nell’ultima partita del torneo riuscimmo a prevalere di un punto contro una formazione del Missouri.
Quindi chiudemmo il torneo al penultimo posto.
Riuscii anche a segnare due punti in appoggio al tabellone dopo che, nei match precedenti, avevo giocato in maniera molto balbettante… rimediando anche stoppatone colossali dai lunghi avversari.

Minneapolis
Minneapolis
05

L'anima dei Cruseri

MATTEO ADAMACHE

Da San Pietro in Campiano passa una forte identità di comunità e appartenenza. Qual è il segreto o il valore fondamentale che cerchi sempre di far trasparire quando parli del mondo Crus all'esterno?

ANDREA PEZZI

Riprenderei un tema toccato nelle risposte sopra: l’autenticità.
Parliamoci chiaro. Il Cruseri non è una società ricca ed ha intrapreso il percorso del basket più di 30 anni fa in un territorio in cui non era facile emergere in questa disciplina: poche strutture, poca cultura cestistica, lontananza dalle aree urbane, popolarità di altri sport.
Inutile nascondere che la perseveranza e la cocciutaggine del nostro Bruno Brunelli sono state la forza motrice che, di fronte alle numerose difficoltà, ha permesso di continuare a svolgere le nostre attività.
Questa forza di volontà si è trasmessa anche ad altre persone che hanno cercato di mantenere e far crescere la nostra realtà (In questo punto chiedo ai lettori di alzarsi in piedi ed applaudire tutti i volontari che fanno parte dello Staff Cruseri: partendo dal Presidente al Consiglio Direttivo fino a tutti coloro che offrono ore, giornate e settimane per la “causa biancoblu”).
Siamo arrivati ad avere un centro sportivo ed un campo tutto nostro. Figata pazzesca. La realizzazione di un sogno. Ma di fianco alla buona notizia c’è il fatto che tutto questo sistema ha continuamente bisogno di essere alimentato, coltivato e manutenuto. E qui servirebbero ulteriori iniezioni di perseveranza, nuove risorse in termini di persone e, perché no, risorse economiche.
Questo vale non solo per il Cruseri.
Sono a contatto con altre realtà (cestistiche e non) e so che gli argomenti che ho riportato sono cruciali anche per altri. Per il Cruseri di più.
Perché resta, comunque, una società piccola che non è al centro di aree con un tessuto imprenditoriale rigoglioso e perché la quantità di persone coinvolte è limitata.
Quando parlo del Cruseri all’esterno ne parlo come un miracolo sportivo, come una società dilettantistica che va amata a prescindere, che suscita simpatia per distacco.

06

Giocatore vs Comunicatore

MATTEO ADAMACHE

Quanto ti aiuta oggi, quando prepari una campagna o intervisti un ragazzo della prima squadra o del giovanile, l’aver masticato il parquet e lo spogliatoio da atleta?

ANDREA PEZZI

Fondamentale. Sempre.
Provenire da questo ambiente mi ha messo in condizione di conoscere tutte le dinamiche in questione e mi aiuta a costruire uno storytelling o a personalizzare le domande in modo da toccare quelle che ritengo siano le leve giuste per ottenere le migliori risposte.
Calcola che, nel basket, ho ricoperto tutti i ruoli tranne quello dell’arbitro (per fortuna… aggiungo!) e questo mi aiuta molto.
Questo concetto di conoscere vari aspetti di una materia lo puoi traslare anche in ambito lavorativo. Se negli anni hai svolto mansioni all’interno di più uffici, la tua formazione ti porta a comunicare ed interagire in maniera più efficace con le varie figure.
Aggiungo un altro elemento: bisogna sempre prepararsi e documentarsi. Negli ultimi due anni ho avuto l’opportunità di condurre due talk pubblici in occasione del torneo RRBasket di Russi.
In particolare, uno di questi talk era con Tommy Marino, personaggio molto conosciuto nel settore.
Per evitare di ricadere in domande banali o in conversazioni scontate ho studiato il personaggio, scrutinato i suoi video su YouTube, recuperato dati.
I buoni risultati richiedono tanto lavoro anche dietro le quinte. È un aspetto che non viene mai considerato, ma si evidenzia quando viene apprezzata la qualità del tuo contenuto o del tuo intervento. Un po’ come l’allenamento in palestra in vista delle partite.
E lo stesso vale anche nel lavoro.
Ci tengo sempre a puntualizzarlo.

07

Il fascino vintage del "Crus Voice"

MATTEO ADAMACHE

Negli anni 2000 il cartaceo era il vero punto di riferimento e il Crus Voice un piccolo cult da sfogliare sugli spalti. Qual era la magia di quel giornalino storico e c'è qualcosa di quell'epoca romantica della comunicazione che ti manca oggi nell'era dei social?

ANDREA PEZZI

Crus Voice è stata una vera palestra per me (e non solo)!
Ogni mese, oltre a rendicontare le attività, bisognava inventarsi idee, rubriche, editoriali, interviste. Un impegno costante con le sue scadenze e le sue criticità.
Oltre alla creazione dei contenuti servivano l’impaginazione, la stampa e la distribuzione! Circa 300-400 copie tutti i mesi che venivano distribuite tra atleti, famiglie, bar, negozi, scuole.
Era molto apprezzato. Lo capivi quando NON c’era.
Era considerato come qualcosa di normale. Ma non lo era.
C’è stata tanta passione e tanta costanza da parte della redazione (ricordo su tutti Luca Lolli, Alberto Lolli, Luca CTM e Cesare Camporesi ma, negli anni, ci sono stati altri collaboratori).
Custodisco ancora gelosamente tutte le copie di quei magazine che mi hanno fatto faticare, soffrire ma anche restituito un po’ di soddisfazione. Oltre a farmi crescere in ambito comunicativo ed organizzativo.
Non nascondo che, qualche volta, vado a rileggermi qualche articoletto.
La cosa che mi fa provare un po’ di brividini (chiedo scusa se sembra autocelebrazione) è che ci sono alcune pagine che hanno tenuto nel tempo!
Si potrebbero, praticamente, pubblicare anche oggi.
Non è così scontato. E mi fa piacere.

08

Uno sguardo al futuro

MATTEO ADAMACHE

Tra prima squadra, settore giovanile e minibasket, la società continua a crescere. Qual è la prossima sfida comunicativa per i Crus e quale notizia sogni di dare per primo nei prossimi anni?

ANDREA PEZZI

L’ennesima domanda intrigante. Non dobbiamo mai mollare la presa. Dobbiamo stare attenti ai trend ed alle esigenze del pubblico.
Questo senza intaccare i nostri valori ed i nostri obiettivi.
E in questo apriamo la porta a chi vuole portare nuove idee, nuovi contenuti, nuovi format, nuovi progetti. È un appello per chi vuole venire ad arricchire l’impianto comunicativo della società sportiva.
Sarebbe bello (so che è un format che è esploso negli ultimi due anni, quindi non sono molto originale…) creare un PODCAST per affrontare il basket sotto numerosi aspetti (sportivi, amministrativi, organizzativi, ecc.): potremmo chiamare come ospiti giocatori, dirigenti ed allenatori della nostra società e di quelle limitrofe; ascoltare racconti ed aneddoti; tutto da fruire in tranquillità su Spotify o qualsiasi altra piattaforma.
Dai: organizzami la prima puntata con Gianluca Gazzoli… facciamolo venire dal BSMT al nostro podcast, che potremmo chiamare CRSR!