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SIMONA SIGNORATO

Conosciamo Simona Signorato

Buon anno a tutti i nostri followers!
Sbarcati nel 2026, continuiamo con il nostro appuntamento mensile in cui vi facciamo conoscere meglio i componenti dello staff tecnico del Cruseri.
Facendo un tuffo nel passato per guardare nei nostri archivi, la prima volta che la nostra società iniziò a collaborare con Simona fu nella stagione 2016-2017. Simona fece una proposta davvero innovativa alla nostra Polisportiva che accettò la sfida, dando vita ad un’iniziativa davvero coinvolgente, frizzante e divertente: il Mini Rubgy.

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SIMONA SIGNORATO

Conosciamo Simona Signorato

Buon anno a tutti i nostri followers!

Sbarcati nel 2026, continuiamo con il nostro appuntamento mensile in cui vi facciamo conoscere meglio i componenti dello staff tecnico del Cruseri.
Facendo un tuffo nel passato per guardare nei nostri archivi, la prima volta che la nostra società iniziò a collaborare con Simona fu nella stagione 2016-2017. Simona fece una proposta davvero innovativa alla nostra Polisportiva che accettò la sfida, dando vita ad un’iniziativa davvero coinvolgente, frizzante e divertente: il Mini Rubgy.
E non fu l’unica iniziativa lanciata da questa persona vulcanica. Stop ai preamboli…leggetevi tutto nell’intervista qui sotto!

Un ritorno che sa di casa. Simona, il tuo non è un debutto ma un ritorno: quando hai rimesso piede al Cruseri cosa hai provato e cosa ti ha convinta a riprendere questa collaborazione?
In realtà non ho mai avuto la sensazione del distacco, ero molto impegnata in altre faccende domestiche, dopodiché ho ripreso l’anno scorso sia con i campi estivi che con il minibasket ed è come se non mi fossi mai allontanata.
Una storia che parte da lontano. In passato hai seguito il Mini Rugby e collaborato ai Camp estivi: che ricordi hai di quelle esperienze e cosa pensi abbiano lasciato, a te e ai bambini?
Mi sento di dissentire sui termini “seguire” e “collaborare”; nel 2016 su una mia proposta accolta con grande entusiasmo dal Presidente and Company è nato il Mini Rugby che ho gestito in tutto e per tutto fino a quando il fisico me lo ha permesso. Anche il Crus Camp è stata una mia creazione, sulla base delle mie esperienze precedenti, un’organizzazione che ha avuto successo grazie all’intesa ed al lavoro di squadra di tutto lo staff. Il risultato è un bellissimo ricordo di quei momenti, soprattutto l’allegria ed i sorrisi dei bambini e, probabilmente, quei ricordi sono reciproci.
Rugby e basket: due mondi, un’unica educazione. Quali valori del Rugby senti di portarti dietro anche oggi nel lavoro in palestra, e cosa invece hai scoperto di nuovo grazie al Basket?
Nel Rugby come nella vita, se ti buttano a terra puoi rialzarti ogni volta ed avanzare fino alla “meta”, questo è il mio mantra ed è quello che cerco di trasmettere ai bambini fuori e dentro al campo, qualsiasi sia l’attività che sto svolgendo con loro. La consapevolezza di poter riuscire ad affrontare le difficoltà è un aspetto fondamentale, purtroppo l’autostima viene spesso trascurata, invece che coltivata.
Il corpo prima del gioco. Nel tuo lavoro con i bimbi, quanto contano movimento, coordinazione, contatto e gioco libero prima ancora della tecnica sportiva?
Quello che insegno è “giocosport” e tutto ciò che hai elencato è importante, la tecnica si acquisisce col tempo.
Le attività in palestra. Che tipo di proposte e giochi imposti durante gli allenamenti? C’è un’attività che secondo te funziona sempre, indipendentemente dall’età?
La componente divertimento è fondamentale, soprattutto nei bambini così piccoli. Il loro affezionamento ad uno sport è strettamente legato a quanto si divertono durante gli allenamenti, la passione vera e propria per lo sport nasce più avanti. Le proposte fondamentali comunque sono i giochi propedeutici, o comunque giochi il cui obiettivo è sviluppare gli schemi motori di base, le capacità coordinative e cognitive.
Il lavoro di squadra… anche fuori dal campo. Come ti interfacci con gli altri membri dello staff tecnico Cruseri? C’è dialogo, confronto, condivisione di idee?
Se tutto è ok sono in palestra 2 ore la settimana e, ad esclusione di Camilla, non ho contatti con nessuno.
Osservare per educare. Quando guardi i bambini muoversi e giocare, cosa osservi di più: l’aspetto motorio, quello emotivo o il comportamento nel gruppo?
Credo fermamente che l’osservazione debba sempre essere a 360° nel lavoro con i bambini.
Il rapporto con le famiglie. Come descriveresti il dialogo con i genitori dei bambini? Quanto è importante, secondo te, costruire fiducia anche fuori dal campo?
Ad oggi non ci sono stati tanti momenti di dialogo, ma la sensazione è positiva e credo che ci sia fiducia nel lavoro che stiamo facendo con i loro bambini.
Crescere insieme. In che modo cerchi di accompagnare i bambini nel loro percorso, rispettando tempi, caratteri e personalità diverse?
Ogni bambino è un mondo a sé e tutte le persone che si occupano della loro educazione dovrebbero ricordarsi di questo.
Da qui a fine stagione. Ci puoi anticipare cosa hai in mente per i prossimi mesi? Giochi speciali, giornate a tema, mini tornei o iniziative particolari?
Vivo nel “qui ed ora”; ti cito il Maestro Oogway di Kung Fu Panda: “Ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi è un dono e per questo si chiama presente”.
Il valore dello sport di base. Guardando al tuo percorso tra rugby, basket e attività multisport, cosa pensi sia davvero fondamentale trasmettere ai bambini oggi?
Mi rifaccio alla risposta della terza domanda.
Uno sguardo al futuro. Se pensi al Cruseri tra qualche anno, quale ruolo immagini per realtà come il minibasket e per figure come la tua all’interno della società?
Dovendo giocare un po’ con l’immaginazione forse mi vedrei come responsabile tecnico ma, come dice un mio caro amico, non fa per me perché non sono in grado di delegare.