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GAIA ALESSANDRI

Conosciamo Gaia Alessandri

Continuiamo con il nostro percorso nella scoperta dello staff tecnico del Cruseri. Un gruppo composto da profili molto diversi, per età, per esperienza, per genere, per atteggiamento. E questo aspetto è vincente perché vuol dire che la proposta della nostra società è varia e di valore.

Buona lettura. Gaia ci mostra una prospettiva molto frizzante!

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+39 340 8417101
apdcruseri@gmail.com

Intervista

GAIA ALESSANDRI

Conosciamo Gaia Alessandri

Continuiamo con il nostro percorso nella scoperta dello staff tecnico del Cruseri.
Un gruppo composto da profili molto diversi, per età, per esperienza, per genere, per atteggiamento.
E questo aspetto è vincente perché vuol dire che la proposta della nostra società è varia e di valore.

Buona lettura. Gaia ci mostra una prospettiva molto frizzante!

Dalla palla in mano alla lavagnetta: ci racconti quando è scoppiata la tua passione per la pallacanestro? Hai iniziato come giocatrice e poi sei diventata allenatrice… com’è stato questo passaggio?
Ho iniziato a giocare a pallacanestro all’età di 7 anni, proprio al Cruseri, nella piccola e rimbombante palestra di San Pietro in Campiano. La squadra era mista e penso sia stata proprio la competizione e la voglia di dimostrare che fossi brava “quanto i maschi” a farmi appassionare a questo sport. Con il tempo ho dovuto abbandonare la squadra maschile e inserirmi in una femminile. Dopo aver giocato qualche anno alla Libertas Forlì ho deciso di spostarmi al Ravenna, l’attuale Capra Team. Ma purtroppo sul campo non è sempre tutto rosa e fiori e dopo un intervento di ricostruzione di un legamento di una caviglia e vari infortuni ho deciso di avvicinarmi al mondo dell’insegnamento. Ero sovrastata dalla paura di farmi male e di stare in campo. Perciò mi sono detta: “Se la passione per me non basta più, è forse arrivato il momento di trasmetterla”
Cosa ti ha portato al Cruseri? Quando hai iniziato a collaborare con la società e cosa ti ha colpito di più di questo ambiente?
Ho iniziato a maggio 2023, affiancando un altro allenatore, Alberto. Il Cruseri ha subito visto in me la possibilità di crescita e mi ha spinta a partecipare al corso per diventare a tutti gli effetti un’istruttrice Minibasket. Ma chiaramente voleva qualcosa in cambio: mi volevano da loro! Stare al Cruseri per me è come stare in famiglia, un’ambiente che conoscevo come giocatrice e di cui sono contenta di far parte da allenatrice.
“Gaia al timone degli Aquilotti”: Giovanni Bucci, nel presentare il lavoro con te, ha detto che sei tu l’allenatrice degli Aquilotti mentre lui fa da tutor. Cosa significa per te questa fiducia e come vivi il ruolo di “capitano” di un gruppo così giovane?
Sono ormai due anni che seguo questo gruppo e non potrei essere più contenta! Vederli crescere, sportivamente parlando, è per me una grande soddisfazione. Sono molto contenta di avere al mio fianco Giovanni Bucci, un allenatore fantastico che ha avuto l’occasione di allenare anche me anni fa. Lui mi permette di sperimentare e di darmi consigli quando serve. Allenare per me significa mettermi in gioco, è per me un’occasione di crescita; personale e lavorativa.
Minibasket, tra gioco e crescita: che cosa ami di più del lavorare con bimbi e bimbe così piccoli? C’è un aspetto che ti sorprende ogni volta?
La cosa che amo di più del lavorare con i bambini è che sono estremamente divertenti. Mi fanno ridere.

Capita spesso di essere inondati dallo stress accumulato dalla giornata, stanchezza, mille pensieri, ma quando entro in palestra so che ci sarà qualcuno pronto a farmi ridere. Non sanno di avere questo effetto su di me, ma la loro imprevedibilità mi sorprende ogni volta. I bambini sono divertenti, anche inconsapevolmente. Quando entro in palestra, grazie ai bambini, riesco lasciarmi alle spalle tutto quello che è successo nella mia giornata, dimenticandomi di tutto.

La cosa che mi piace dello stare con i bambini è proprio questa: mi fanno uscire con il sorriso!
Un aneddoto da ricordare: c’è un episodio divertente o emozionante avvenuto durante una partita o un allenamento degli Aquilotti che ti va di condividere? Quei momenti in cui i bambini ti fanno ridere o ti commuovono sono spesso indimenticabili!
Come dicevo prima i bambini sono imprevedibili! Alcuni incidenti successi in passato posso considerarli divertenti solo ora, come si sa le disavventure diventano esilaranti solo a posteriori. Ma non so se tutti i genitori siano disposti ad ascoltare!
Ovviamente si scherza!
Cosa ti distingue? Se dovessi descriverti come allenatrice con tre aggettivi, quali sceglieresti? In cosa credi di essere diversa dagli altri o altre coach?
Esigente, perché credo che anche con i più piccoli sia importante trasmettere impegno e attenzione; Coinvolgente, perché cerco di creare un clima positivo e di squadra; Energica, perché metto tutta me stessa in ogni allenamento.

Onestamente non cedo di essere “diversa” in senso speciale: penso che tutti gli allenatori cerchino di dare il massimo per i loro ragazzi. Quello che posso dire è che, nonostante io sia molto giovane, cerco sempre di imparare, migliorare e trasmettere entusiasmo. Forse è questo che mi rappresenta: la voglia di crescere insieme ai miei piccoli giocatori.
Valori in campo e fuori: al Cruseri si parla spesso di fiducia, divertimento e spirito di gruppo. Quali valori vorresti trasmettere ai tuoi giovani atleti e perché?
Fiducia, divertimento, spirito di squadra sono certamente base dei miei valori, che cerco di incrementare anche con la grinta e la voglia di imparare, ma un’altra cosa a cui tengo particolarmente e che cerco di trasmettere ai miei piccoli atleti è l’educazione.

Spesso dico ai bambini che ciò che mi interessa davvero non è che loro riescano a fare o meno canestro o che loro sappiano fare perfettamente un terzo tempo. A me interessa che loro sappiano come comportarsi. Ci tengo che chiedano scusa quando fanno un fallo, ci tengo al silenzio quando spiego un esercizio, mi soffermo su come si comportano l’uno con l’atro. L’educazione è alla base non solo del nostro sport, ma è alla base della vita.
Idee in cantiere: se avessi carta bianca per proporre un progetto o un’attività nuova per il minibasket, cosa ti piacerebbe introdurre? Può essere un torneo, una giornata a tema… libera la fantasia!
Le idee in una società non sono mai abbastanza, soprattutto quando si ha l’obiettivo di far divertire i bambini. Abbiamo da poco iniziato il campionato Aquilotti Big, che ci riserva ben 14 partite da portare a termine entro la fine di aprile. Dopo questa avventura vorrei organizzare qualche bel torneo e come rito di fine anno è sempre ben voluta la famigerata partita “Genitori contro Figli”.

A breve vorrei far partecipare i miei Aquilotti alla visione delle partite della nostra prima squadra. Spesso loro giocano il Giovedì e sarebbe bello permettere ai miei piccoli atleti di guardare una partita dei così detti “Grandi”, così da aumentare la nostra tifoseria e far sì che loro vedano un po’ di “vero basket”. Il tutto però va fatto in stile Crus, quindi proporrei una bella pizzata o piadinata dopo il nostro allenamento del giovedì, in attesa dell’inizio della partita della prima squadra.
Allenare e (forse) giocare: riesci ancora a ritagliare del tempo per scendere in campo come giocatrice o per altre passioni? Come concili gli impegni in palestra con gli studi o il lavoro?
Riuscire a far combaciare tutti gli impegni non è mai facile, non lo è per nessuno. Arrivare a fare tutto è sempre una scommessa e a volte mi ritrovo sommersa dalle cose da fare e dagli orari, che mi stanno sempre un po’ stretti. Con l’inizio dell’università sto ancora cercando di capire come destreggiarmi in mezzo a tutti questi impegni: lo studio, le ore perse in treno, l’organizzazione degli allenamenti…

Mille cose da fare, ma credo di funzionare meglio quando sono sotto pressione, è un po’ il mio super potere! Ma nonostante tutti questi impegni i bambini stanno risvegliando in me la voglia di tornare in campo. Ancora non posso dire di essere tornata a giocare, la ripresa, soprattutto dopo infortuni gravi e tanto tempo ferma, non è mai veloce. Ma chissà, forse presto potrete venire a vedermi giocare!
Un team di allenatori affiatato: com’è il tuo rapporto con gli altri coach del Cruseri, da Giovanni Bucci ad Antonio Bendandi? C’è uno scambio continuo di idee o un insegnamento particolare che senti di aver ricevuto (o dato)?
Conosco sia Antonio che Giovanni da anni. Antonio fu il mio primo allenatore quando iniziai a giocare a basket nel Cruseri, è sempre una persona molto disponibile, pronta ad aiutarti a risolvere qualsiasi problema tu possa presentargli. Giovanni ed io ci siamo incontrati quando giocavo a Forlì e ha risollevato la squadra in cui giocavo. Ha tanti anni di esperienza lavorativa nel mondo del basket e spesso mi aiuta a creare gli allenamenti più semplici. Io rifletto molto sugli esercizi che ci sono da fare, e lui, con poco e niente, riesce a rivoltarli creando sempre nuove versioni utili per l’insegnamento. Giovanni vede piccolezze che io ancora non noto e mi fornisce sempre nuovi spunti e idee.

Ma il nostro team è formato anche da altri fantastici allenatori: Camilla e Simona (pulcini) che svolgono il loro lavoro al meglio, coinvolgendo i più piccoli, e Gabriele (U14) sempre disponibile e pronto ad aiutare me e Giovanni in caso di difficoltà.
Una figura di riferimento: se potessi fare una chiacchierata con qualsiasi allenatore o giocatore di basket, passato o presente, per “rubare” qualche segreto, chi sceglieresti e perché?
Non penso di dover guardare al passato, piuttosto preferirei parlare con i bambini del futuro. Mi piacerebbe ricevere un feedback del lavoro che sto facendo oggi dai bambini di domani.
Cruseri in una parola: concludiamo con un gioco: scegli una parola o una breve frase che per te racchiuda l’essenza del Cruseri e l’emozione che provi quando entri in palestra con i tuoi Aquilotti.
Casa.

Il Cruseri per me è sempre stato questo. Sono cresciuta su quella piastra che getta le basi del PalaCrus, tra una festa dei brutti e l’altra, festeggiando con le pizzate di Natale, quando Babbo Natale era Antonio e non ero io a distribuire le pizze.

Quando entro in palestra mi sento a casa ed è questo che cerco di trasmettere ai miei bambini e alle loro famiglie: quello che si può creare con lo sport non è solo una coppa o una vittoria, ma anche una grande famiglia.