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MARCO SANZANI

Conosciamo Marco Sanzani

Il viaggio dentro lo Staff del Cruseri, questa volta fa tappa dal coach della Prima Squadra (DR3, Divisione Reginale 3). Marco Sanzani ha preso in mano il gruppo ad inizio stagione e, fin qui, sta lavorando molto bene con un rendimento che cresce partita dopo partita. Abbiamo scambiato “due chiacchiere” con lui e ne emerge un profilo davvero denso ed interessante. La sua passione si tocca con mano. Verificate voi stessi...

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Intervista

MARCO SANZANI

Conosciamo Marco Sanzani

Il viaggio dentro lo Staff del Cruseri, questa volta fa tappa dal coach della Prima Squadra (DR3, Divisione Reginale 3). Marco Sanzani ha preso in mano il gruppo ad inizio stagione e, fin qui, sta lavorando molto bene con un rendimento che cresce partita dopo partita. Abbiamo scambiato “due chiacchiere” con lui e ne emerge un profilo davvero denso ed interessante. La sua passione si tocca con mano. Verificate voi stessi...

Sezione 1 — Introduzione personale.
Marco, grazie per essere qui! Ci racconti da dove nasce la tua passione per il basket?
Fu mio padre, con un passato in canotta fulgorina (società forlivese del passato, NdR), a portarmi a San Luigi quando avevo 12 anni. Non ne ero troppo entusiasta ma in quella palestra nacque un amore sconfinato per la palla a spicchi.
Sei originario di Forlì: quali sono i tuoi primi ricordi legati al basket nella tua città?
La Fulgor in serie C a San Luigi la domenica mattina. E poi la Jolly al Villa Romiti dove si andava ore prima a spintonarsi per entrare in gradinata per vedere Steve Mitchell, Kim Anderson e poi Rod Superstar Griffin, Rudy Hackett, Craig Shelton.
Da giocatore eri un lungo — come è stato il tuo percorso giocando nelle squadre minors del forlivese?
Fulgor fino a 20 anni e fino alla B2; poi Libertas in D; Alfa 4 Zeta in D; Santarcangelo in C, Rimini in Promozione; Villa Verucchio in C; Castrocaro in D e poi in C; Imola in C; poi Gaetano Scirea in D ed in C; Cervia in C; Cesena in Promozione e infine il ritorno a Forlì con il Cà Ossi in Promozione.
Sezione 2 — Transizione da giocatore ad allenatore.
Com’è avvenuta la transizione dal ruolo di giocatore a quello di allenatore?
Giosué Bilardo mi convinse ad "aiutarlo" in palestra con i suoi ragazzi al Cà Ossi, prima con i '97 e poi con i '99. 2 anni da assistente "infiltrato" e poi la trafila dei corsi e l'esordio da titolare in panchina al Basket Forlì, l'ultima incarnazione della Fulgor, con i 2001, e poi il passaggio all'Aics prima con i 2003, poi aggiungendo anche i 2006 e gli ultimi 2 anni, prima del disastroso biennio 2020-2022, anche con la Promozione fino all'interruzione del campionato quando eravamo capolista...
Poi lo stop per quattro anni e questa stagione siamo qua.
Stare in palestra per me è straordinario. Stare insieme ai "miei" ragazzi è stimolante e gratificante.
Ho iniziato con immenso timore e ciò mi ha portato a cercare di essere sempre preparato quando entro in palestra.
Per fortuna ogni nuovo inizio è accompagnato da quello stesso timore che mi spinge a cercare di fare sempre meglio.
In che modo la tua esperienza da lungo ha influenzato il tuo modo di allenare?
Non so quanto mi abbia influenzato ma è ovvio che il mio punto di vista iniziale fosse quello di un ex giocatore.
Avendo sempre amato giocatori esterni direi che l'influenza da "lungo" non si è fatta troppo sentire.
Vorrei avere sempre squadre piene di tiratori...
Hai un ricordo particolare di un avversario o un compagno con cui hai giocato che ti ha segnato sportivamente?
In ordine di tempo: Luca Ioli, una guida in campo e fuori; Giosuè Bilardo, a cui mi unisce la visione di tantissimi aspetti, sportivi e non; Carlo Marchi, ex giocatore di serie A che scese di categoria con l'umiltà del ragazzino che si affaccia in prima squadra; mio fratello Matteo con cui ho avuto la fortuna di giocare diversi anni a più riprese.
Sezione 3 — Riferimenti e filosofia di gioco.
Quali sono i tuoi riferimenti nel mondo del basket — sia in Serie A che in NBA — e perché?
Per quanto mi è possibile guardo di tutto; non c'è nessun guru ma tutti possono ispirarmi qualcosa e copio qualsiasi cosa mi piaccia e sia adatta alla mia squadra. Ho ammirato tanto Ettore Messina e Phil Jackson e ora Steve Kerr.... Forse anche perché loro hanno lavorato con i migliori: Jordan e Curry su tutti.
Come descriveresti la tua filosofia di gioco a chi ci segue sul sito?
Cerco di adeguarmi ai ragazzi e alle loro qualità, o almeno penso di farlo... Vorrei sempre una squadra combattiva che non si arrenda mai e mi piacerebbe giocare tanto in velocità.
C’è un principio di allenamento o una regola in campo di cui non puoi mai fare a meno?
Rispetto per compagni ed avversari sempre; ma mai sentirsi inferiori a chi si ha davanti.
Sezione 4 — Conoscenza del Cruseri.
Prima di arrivare al Cruseri, cosa sapevi della nostra società e del nostro ambiente (tra i nostri allenatori del passato chi conosci)?
Ho conosciuto il Cruseri quando lo allenava Giosuè e giocava Brighina e venni a vederli a Roncalceci. E lo affrontai in campo per la prima volta con gli under 13 nel 2018 se non sbaglio.
Che cosa ti ha convinto ad accettare la proposta di allenare la prima squadra DR3?
Rido (nel senso di Mattia Ridolfi detto “Rido”, NdR...).
Ha avuto tanta pazienza con me.... ed è stato un martello, quasi come lo è in campo. Ero fermo dal 2020.
Nel 2021 ho cambiato lavoro, non avevo e non ho tempo per altro, oltre al fatto che nessuno mi ha cercato.
Poi è arrivato Rido già nel 2024 ma non se ne fece niente.
Qual è la cosa che più ti ha colpito positivamente del Cruseri finora?
È una società ben organizzata e so bene che non è facile trovarne anche in categorie superiori. E poi c'è il campo di gioco in gestione: cosa fantastica!
Sezione 5 — Squadra, stagione e obiettivi.
Come sta vivendo la squadra questa stagione e qual è, secondo te, il principale punto di forza del gruppo?
Abbiamo un bel gruppo coeso. I nuovi sono stati ben accolti e si sono inseriti facilmente. Siamo un po' corti nel reparto lunghi ma sopperiamo al problema con l'adattamento di tutti a giocare anche in ruoli non abituali.
Quali obiettivi ti sei posto personalmente e quali pensi siano realistici per il Cruseri in questa DR3?
Onestamente non conoscevo il campionato.
Obiettivi non me ne ero posti ma di sicuro siamo partiti per vincere ogni partita. Il girone di andata ci ha collocato dove, forse, meritiamo di essere ma affronteremo ogni partita da qui alla fine per migliorare il più possibile la nostra posizione e partecipare ai playoff senza niente da perdere.
Guardando al futuro, come immagini la crescita tua e della squadra nei prossimi anni?
Al momento non penso al futuro.
Sono sincero, e comunque in serie A non ci arriviamo più.
È chiaro che l'ambizione di crescere c'è e deve esserci anche al Cruseri. Questi ragazzi lo meritano.
Se la mia situazione lavorativa lo permetterà e soprattutto la società lo vorrà proveremo a farlo insieme.