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AMATEURS in NBA: CAMPIONI! L'anello è nostro!

Un carichissimo Franz ci racconta come siamo diventati campioni del mondo.

 

Abbiamo infranto i sogni di tutti...prima degli hater che ci vedevano bolliti già a metà stagione tra scioperi e incomprensioni, poi dei Monstars che volevano riprendersi il palcoscenico della saga di Space Jam, poi dei Nuggets che volevano portarci fino a gara 7 per “matarci” (e invece li abbiamo seccati in quattro partite), poi dei Warriors che volevano riprendere le care vecchie abitudini di vincere titoli. Affrontiamo le Finals partendo fuori casa, a Philadelphia, contro i Sixers di Joel Embiid e Ben Simmons, in missione per conto di Sam Hinkie (sempre nei nostri cuori) e del Process, che vogliono assolutamente portare a compimento.

A Phila l’atmosfera è elettrica per gara 1 e il morale del gruppo è alto. C’è grande fiducia, un po’ di tensione e ognuno affronta il momento alla sua maniera: dalla quiete prima della tempesta (Casali), alla rilassatezza al limite del disinteresse (Brunelli), passando per la spocchia di un Bernardi che guarda negli occhi con aria di sfida Embiid fino a dopo la palla a due. Pinza e Farolf recuperati in extremis e trascinati in campo per il riscaldamento: qualcuno pensava che la tensione stesse giocando loro brutti scherzi, ma erano in sala pesi a tirar su della ghisa. Giochiamo una partita a due facce, dominando nel primo tempo per poi subire abbondantemente nel secondo tempo e perdere gara 1 di 10 punti. Ben otto dei nostri vanno in doppia cifra, ma senza nessuno a mettersi il mantello dell’eroe; Embiid banchetta e ci mette subito in allerta con una prestazione da 39 punti. Note positive, ma non sufficienti a tenere la nave a galla, dalla nostra panchina sono Fusconi, che in 10 minuti fa 10 punti con 5/6 al tiro, e Turro che con lo stesso minutaggio fa un bottino equivalente, ma colpendo dalla linea del tiro libero (8/8): maestro.

In gara 2 il nostro Big 3 di esterni fa ben NOVANTA punti: 31 per Casali, 30 per Brunelli e 29 per Bernardi. Vinciamo di sei punti all’overtime rovinando una rara tripla doppia da 40 punti di Simmons, che insieme a Harris e Curry (il fratello “scarso”) deve fare gli straordinari per sopperire alla serata no di Embiid. Finisce 164-158 ed è la partita con più punti segnati nella storia dei Playoff NBA. Un Farolf indignato nel dopo-partita si sfoga sui social: “Ridatemi il CSI!”.

Dopo due gare tutto sommato equilibrate per aprire la serie, per gara 3 al PalaCruseri le aspettative sono alte: finora non è stato chiaro se una delle due squadre possa prendere il largo, né quale delle due possa essere quella squadra. Qualcuno però ha un’idea diversa e stacca di 28 punti gli avversari già nel primo quarto...siamo noi: apriamo le danze con un 47-19 perentorio e di lì in poi amministriamo, concedendo ai nostri avversari un pareggio (30 punti per uno) solo nel quarto quarto. La vinciamo di 42 punti tirando benissimo e giocando come una macchina oliata perfettamente dall’allenatore dell’anno, coach Filo. Embiid spara a salve tutta la partita (5/20), chissà se ha capito che sta giocando contro quelli forti?

L’ha capito! In gara 4 non troviamo la soluzione ai rebus presentati dal camerunense, che trascina letteralmente i suoi in una partita punto a punto al ritmo di 41 punti e 14 rimbalzi. Come nostro solito noi ovviamente non ci scomponiamo e, come d’abitudine, affrontiamo la partita con il solito approccio corale: nessuno tira più di 11 volte, Casali ne fa 22 con l’80% al tiro e anche Pinza ne fa 22 con 8 tiri liberi a segno. Iniziamo l’ultimo quarto in vantaggio di sei punti, ma i Sixers si rifanno sotto e la vinciamo di un punto grazie a un clinic difensivo di Turro nei secondi finali: non avrà l’atletismo di Vince Carter, ma a 42 anni è in finale e decide le partite. Vedete un po’ voi...

Ok, fermi un secondo. Facciamo un bel respiro profondo. Dentro...e fuori... Siamo sopra 3-1, siamo gli “intrusi”, il brutto anatroccolo che sta diventando un cigno, siamo quello che Adam Silver temeva e che si è avverato. Fino al 2016 nessuno aveva buttato via un vantaggio come il nostro sul palco delle Finals, ma da allora un precedente esiste. Coach Filo dopo la partita tiene i piedi dei suoi bene ancorati a terra con un discorso chiaro: vietato entrare nella storia dalla parte sbagliata.

Gara 5, primo match point per noi, prima impresa da compiere per Phila, che non può più permettersi passi falsi. Il primo quarto è una battaglia d’altri tempi: il pallone sembra pesante, i tiri faticano a entrare e ogni rimbalzo vale oro. 19-18 Phila. Nel secondo quarto ci riconosciamo un po’ di più in noi stessi: lo vinciamo 36-26, per poi giocare un terzo quarto in sostanziale parità. Nell’ultima frazione bruciamo un vantaggio di sette lunghezze subendo la disperazione dei Sixers, che gettano il cuore oltre l’ostacolo proprio quando conta di più: volevamo festeggiare, ma non ci crediamo abbastanza e finisce 117-109 per i nostri avversari. Polveri bagnate per Casali (3-12 da tre punti) che si mostra umano, mano rovente per Brunelli (29 punti con 10/13 al tiro) che riesce un’altra volta a fare bottino senza incidere minimamente sul risultato finale. Ma gli vogliamo bene così.

Al secondo match point a nostra disposizione siamo in casa e partiamo carichi, staccando Embiid e compagni subito e chiudendo il primo tempo in vantaggio, ma ci squagliamo nel terzo quarto: subiamo 43 punti e ne segniamo solo 23! Sotto di dodici punti a dodici minuti dalla sirena, con da una parte il fantasma di una gara 7 in trasferta e dall’altra la possibilità di festeggiare in casa. Bernardi, finora un po’ altalenante nella serie, decide che è ora di finirla con i giochetti. Per dodici minuti regaliamo al mondo uno show che dimostra inequivocabilmente perché gli #amateurs sono meglio dei professionisti americani. Non c’è modo di fermarci, non c’è modo di fermare la macchina biancoblù, Berna tira e segna anche due triple, per gradire (zero a segno su un solo tentativo nelle prime cinque gare) e chiude con una stat line da 37 punti, 7 rimbalzi e 6 assist e 15/23 al tiro. Inarrestabile. Dietro di lui Casali, vero motore della squadra in finale, con 25 punti e 6 assist. La vinciamo 125-118 con un ultimo quarto da 49 punti: SIAMO CAMPIONI! Capitan Bebe alza il Larry O’Brien Trophy, Casali riceve dalle mani di Bill Russell in persona l’MVP delle Finals (per lui medie di 23 punti, 3 rimbalzi e 7 assist in solo 30 minuti nelle sei partite). Dopo essere stato snobbato per tutti i premi a cui teneva in regular season, vincere l’MVP delle Finals ha il sapore della redenzione, tanto che di fronte alle telecamere fa capolino una lacrima fugace sulla sua guancia, ma lui impassibile smentisce il tutto spiegando che ha la congiuntivite.

Abbiamo vinto, abbiamo lasciato tutti a bocca asciutta con il roster meno costoso della storia della NBA. Su Twitter si parla già di dinastia, ma il futuro di questa squadra, come quello di tutte in questo momento, è un mistero, e la voglia di tornare a calcare i parquet (quando va bene, claro) del CSI è tanta, anche troppa. Solo un messaggio abbiamo per la NBA: ciao, ci rivediamo quando diventate forti.

NBA: where #amateurs happened.

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